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Mar Nero, mais e logistica: riflessioni su uno scenario possibile

Il tema della sicurezza della navigazione nel Mar Nero torna periodicamente al centro dell’attenzione. Senza entrare negli aspetti geopolitici, può essere interessante chiedersi quali effetti potrebbe avere un’eventuale interruzione delle esportazioni marittime sul mercato del mais. L’esperienza del 2022 suggerisce una prima considerazione: il mercato internazionale reagirebbe probabilmente con un rialzo delle quotazioni, incorporando il maggior rischio di approvvigionamento. È un meccanismo già osservato quando viene meno uno dei principali canali di esportazione mondiali. Meno scontato è ciò che potrebbe accadere all’origine.

L’ipotesi delle direttrici ferroviarie

Se una parte consistente del mais ucraino non potesse più essere esportata via nave, i flussi si concentrerebbero inevitabilmente sulle direttrici ferroviarie. Tuttavia, la capacità del sistema terrestre è nettamente inferiore a quella portuale e difficilmente riuscirebbe ad assorbire gli stessi volumi. In uno scenario di questo tipo, i venditori si troverebbero a competere per una capacità logistica limitata, aumentando la pressione di vendita presso i terminal ferroviari di confine. Le quotazioni FCA o FOR potrebbero quindi subire una temporanea pressione ribassista, nonostante il contestuale aumento dei prezzi internazionali.

Il nodo dei costi della logistica ferroviaria

A questo si aggiungerebbe con ogni probabilità un incremento dei costi della logistica ferroviaria. La maggiore domanda di carri, locomotive, trasbordi e servizi terminalistici finirebbe per ampliare il differenziale tra il prezzo all’origine e quello pagato dall’acquirente finale. Per questo motivo, più che chiedersi se il mais salirà o scenderà, sarebbe forse più corretto interrogarsi su come evolveranno gli spread tra le diverse basi commerciali. In una situazione di questo genere, il prezzo CIF nei mercati di destinazione potrebbe aumentare, mentre quello FCA o FOR all’origine potrebbe risentire del maggiore peso della logistica. Il valore della commodity non verrebbe distrutto, ma redistribuito lungo la filiera del trasporto.

Naturalmente si tratta di una riflessione teorica, non di una previsione. Ogni crisi presenta caratteristiche proprie e i mercati reagiscono sempre in funzione del contesto. Tuttavia, l’esperienza degli ultimi anni ricorda come, nelle commodity agricole, non siano soltanto le quotazioni assolute a raccontare il mercato: spesso sono gli spread tra origine e destinazione a spiegare dove si stia realmente creando, o perdendo, valore.

Simone Ruffato – Componente del Comitato direttivo della Consulta della Mediazione merceologica di FIMAA Italia – Mediatore in cereali e semi leguminosi

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