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Il clima penalizza le produzioni agricole nel veronese – Video

Buonasera a tutti sono Fabio Chemello, componente del Comitato direttivo della Consulta della mediazione merceologica di FIMAA Italia. Stasera parliamo dell’agricoltura nel mio territorio, dell’agricoltura del territorio veronese e parliamo esattamente del clima che purtroppo ha messo in ginocchio le produzioni agricole nel veronese. Produzioni che sono state penalizzate a causa di una serie di fattori come le grandinate, forti grandinate, nubifragi, con acqua battente, trombe d’aria come quella che è avvenuta il 28 di agosto. I forti temporali e queste trombe d’aria hanno compromesso, purtroppo, i nostri raccolti: di frutta, di ortaggi, di mais, di riso e anche di tabacco. A questi eventi atmosferici violentissimi si deve anche aggiungere la siccità che c’è stata quest’anno, una siccità che non ricordo di aver mai visto, un’ondata di calore di queste di queste proporzioni mai registrata in passato. Calore e siccità che hanno fatto ridurre i volumi di prodotto, quindi di produzione.

Caldo e siccità hanno rovinato le produzioni di mele, pere e kiwi

Una situazione che ha provocato delle scottature cutanee su determinate produzioni frutticole, come le mele dove la buccia si è rovinata irrimediabilmente, quindi, un prodotto che non può più essere utilizzato per il fresco ma va gettato a livello industriale. Un caldo che ha causato parecchi danni, non solo però sulle mele e sulle pere, ma anche per i kiwi, causando un cosiddetto fermo pianta, cioè la pianta non riesce più a lavorare come in situazioni normali di clima, quindi, la crescita del frutto si blocca e in questo caso si è bloccata in maniera allarmante. Siamo molto preoccupati per questa situazione in essere e anche per quanto riguarda la situazione futura, perché queste trombe d’aria hanno divelto parecchi impianti anti-grandine, distruggendo reti di protezione, pali di ancoraggio, per quanto riguarda la frutta.

Le difficoltà dei produttori per il reimpianto delle colture

I produttori sono disperati perché la frutta dopo l’impianto non cresce nel giro di un anno, ma ha bisogno di molto più tempo, ha dei tempi di produzione che si aggirano intorno ai 3-4 anni per avere appunto una produzione quasi normale. I produttori, quindi, sono molto poco propensi al reimpianto delle colture perché l’installazione di reti, di impianti nuovi anti-grandine, richiedono costi alti. Quindi rinunceranno quasi sicuramente al reimpianto di queste culture. Cosa dire? Ho un po’ di amaro in bocca perché con questa situazione sappiamo che la produzione di certe colture andrà ogni anno sempre di più scemando.

Fabio Chemello – Componente del Comitato Direttivo della Consulta della Mediazione Merceologica FIMAA Italia – Mediatore in prodotti ortofrutticoli

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