In passato ci siamo già occupati del fenomeno della concentrazione nel settore oleario spagnolo e dei massicci investimenti apportati da fondi – sia specializzati che generalisti – e da “family office”. Il panorama sta cambiano profondamente e ad un ritmo così veloce che risulta complicato stare al passo con la sua evoluzione. Nel 2015 i fondi di investimento nel settore erano 41; nel 2025 sono passati ad oltre un migliaio, con un impiego di risorse di oltre 1.200 milioni di euro: investimenti ripartiti tra acquisti diretti di terreni o di aziende oleicole già avviate e contratti di gestione.
Ma perché l’olio risulta essere un asset così interessante in Spagna, mentre da noi il settore langue? Secondo Jorge Pena, CEO di INNOLIVA, il consumo di olio di oliva è destinato a crescere a livello mondiale nelle prossime decadi se l’offerta saprà dare una risposta concreta alla domanda di un prodotto che rappresenta un toccasana per la salute: oggi il consumo di olio di oliva rappresenta meno del 3% rispetto al totale dei grassi utilizzati nell’alimentazione, per cui il suo potenziale di sviluppo è grandissimo. La meccanizzazione del settore olivicolo ha raggiunto livelli altissimi e ciò permette di ottenere alti rendimenti in maniera efficiente e senza necessità di troppa manodopera: questo rende il business particolarmente attrattivo.
Spagna e Portogallo più attrattive per l’utilizzo di tecnologie moderne
Perché i fondi di investimento scelgono la Penisola Iberica? Anche il Portogallo rappresenta un Paese estremamente interessante. Perché questi Paesi hanno saputo applicare le tecnologie moderne per sfruttare al meglio le coltivazioni e la poca acqua a disposizione e garantire livelli di produzione molto elevati a costi contenuti rispetto ad altri Paesi (in primis l’Italia): quanto meno incertezza esiste in un settore, tanto più diventa attrattivo per chi vuole collocare il proprio denaro. Investire nell’olio di oliva significa investire in un prodotto tipicamente spagnolo, che rappresenta il Paese nel mondo e di cui gli spagnoli vanno estremamente fieri, oltre al fatto che la terra rappresenta un bene rifugio che non era sfruttato al massimo e che presenta ancora ampi margini di sviluppo.
Nella penisola Iberica esiste una stretta relazione tra rischio e ritorno economico; il settore oleicolo si è trasformato, professionalizzato, si è evoluto verso un modello altamente efficiente e più cresce, più attira nuovi investimenti. Le banche spagnole, che accettano di finanziare progetti di questa ampiezza laddove gli istituti di credito stranieri non ritengono ancora di voler investire, giocano un ruolo importantissimo: la capacità di adattamento delle banche iberiche è stata fondamentale per permettere ai fondi di sviluppare i propri progetti.
In Italia manca visione imprenditoriale e capacità di lavorare in sinergia
E l’Italia? Riesce ad essere altrettanto attrattiva? Anche da noi esistono realtà importanti gestite da fondi di investimento, ma al momento le prospettive future non appaiono così rosee come in Spagna e Portogallo; la diversa conformazione geografica sicuramente non aiuta ma, come abbiamo già detto in altre occasioni, probabilmente manca la visione imprenditoriale e la capacità di lavorare in sinergia, caratteristica fondamentale per poter sviluppare progetti a lungo termine. E forse abbiamo perso qualche treno nel recente passato, quando i nostri competitor spagnoli investivano in tecnologia e formazione a ritmo incessante e noi restavamo alla finestra a guardare.
Viviana Bardella – Coordinatore della Consulta della Mediazione merceologica di FIMAA Italia – mediatore in olii di oliva



