BLOG

La Cina vuole diventare una “Potenza agricola”

Obiettivo dichiarato della Cina è quello di diventare una “potenza agricola”; il che non significa solo incrementare produzioni ed export, ma costruire un progetto di più ampio respiro. La bozza di Legge sull’Agricoltura e il XV Piano Quinquennale 2026-2030 legano infatti lo sviluppo dell’agricoltura alla sicurezza alimentare, all’autonomia tecnologica, alla modernizzazione delle filiere e al riequilibrio tra città e campagne. Al centro ci sono i cereali, ma anche la protezione dei terreni agricoli, il rilancio dell’industria delle sementi, la meccanizzazione e l’impiego di strumenti digitali per controllare le produzioni e le risorse naturali.

Secondo Laura Formichella, professoressa di diritto cinese presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, l’espressione “potenza agricola” è entrata stabilmente nel lessico politico cinese negli ultimi anni. È stata formalizzata durante il XX Congresso del Partito Comunista Cinese, nell’ottobre 2022, ed è oggi richiamata anche nel nuovo progetto di legge. Per raggiungere l’obiettivo, la Cina individua cinque percorsi che si intersecano tra loro: “la sovranità sull’approvvigionamento alimentare e sui prodotti agricoli strategici; l’autonomia scientifico-tecnologica di alto livello; la modernizzazione e meccanizzazione integrale delle filiere; lo sviluppo verde e sostenibile e l’integrazione urbano-rurale”.

La sicurezza alimentare il punto di partenza cinese

Non si tratta quindi soltanto di produrre di più ma di costruire un sistema agricolo capace di resistere agli shock esterni, ridurre le dipendenze tecnologiche e commerciali dall’estero e assicurare una maggiore stabilità sociale nelle campagne e nelle città. La sicurezza alimentare resta il punto di partenza dell’intera politica agricola cinese. La Cina deve infatti nutrire una popolazione di 1,5 miliardi di persone disponendo di una superficie agricola relativamente limitata e dovendo fare i conti con criticità ambientali, urbanizzazione e vulnerabilità delle catene di approvvigionamento.

Il principio guida è che la capacità produttiva deve essere protetta sia salvaguardando i terreni agricoli, sia investendo in innovazione, genetica, meccanizzazione e tecniche agronomiche, fino ad arrivare all’ autosufficienza assoluta nei cereali destinati al consumo umano e l’autosufficienza di base nei grani in generale; di questi, riso e frumento sono centrali per l’alimentazione umana, mentre il mais e la soia sono indispensabili per la zootecnia. E proprio mais e soia rappresentano i principali punti di vulnerabilità, in quanto la Cina importa storicamente oltre l’80% del proprio fabbisogno di soia, prevalentemente da Brasile, Stati Uniti e Argentina: la concentrazione delle importazioni su pochi grandi esportatori espone il Paese a tensioni commerciali e a shock di prezzo.

Apertura a nuove tecnologie

Per ridurre la dipendenza dall’estero per i mangimi, Pechino apre anche a nuove tecnologie, come ad esempio la carne coltivata o la fermentazione di precisione, e promuove le cosiddette “proteine alternative”. Per aumentare la capacità produttiva la Cina punta soprattutto ad accrescere le rese per ettaro e a rendere più stabile la produzione anche e soprattutto rafforzando strumenti legislativi e amministrativi per proteggere i terreni, monitorarne la qualità e favorire l’impiego di nuove tecnologie. 

Il suolo è uno dei punti più delicati del sistema agricolo cinese perché sconta criticità strutturali, dalla salinizzazione all’acidificazione, fino all’erosione progressiva delle terre nere del Nord Est e alla pressione costante dell’urbanizzazione. La risposta di Pechino si sviluppa su due fronti: ogni superficie agricola sottratta alla produzione deve essere compensata con altrettanti terreni di pari quantità e qualità; inoltre vanno recuperati terreni acidificati e salinizzati, al momento improduttivi; strumenti digitali saranno utilizzati per controllare le superfici, valutare la qualità dei terreni e individuare eventuali violazioni.

Passi avanti sulla meccanizzazione ma restano limiti strutturali

Per quanto riguarda la meccanizzazione, la Cina ha fatto passi da gigante nell’agricoltura, ma rimangono limiti strutturali, soprattutto nelle aree collinari del Sud. A ciò si aggiunge la frammentazione dei fondi, conseguenza del sistema di concessione familiare sviluppato negli Anni Ottanta: una struttura che riduce le economie di scala rende meno conveniente l’acquisto di mezzi complessi. Ultime ma non ultime, le lacune tuttora esistenti nelle tecnologie di macchinari altamente specializzati per le colture intensive. Uno dei passaggi più rilevanti del Piano riguarda l’industria sementiera.

La Cina considera le sementi una componente strategica della sicurezza alimentare, poiché dalla genetica dipendono rese, qualità, resistenza alle malattie e capacità di adattamento ai cambiamenti climatici. L ‘obiettivo è portare all’85% il tasso di autosufficienza implementando la ricerca genetica nel corso del quinquennio. La costruzione di una potenza agricola passa anche dal miglioramento delle condizioni di vita nelle aree rurali. Nonostante la crescita economica e la dichiarata eliminazione della povertà estrema, il divario tra città e campagne rimane ampio; si punta quindi ad una maggiore integrazione tra città e campagne, al rafforzamento dell’economia collettiva rurale, alla tutela dei diritti fondiari e un sistema permanente di monitoraggio delle famiglie a rischio.

Viviana Bardella – Coordinatore della Consulta della Mediazione merceologica di FIMAA Italia – mediatore in olii di oliva

Potrebbe interessarti anche