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Le cooperative spagnole: un pò di storia

Nelle ultime settimane si è molto parlato sulla stampa spagnola e sulle riviste internazionali di settore del possibile acquisto del colosso Deolio (che detiene, tra gli altri, i marchi italiani Carapelli, Bertolli e Sasso), da parte della cooperativa DCOOP. È importante sottolineare che, alla base della leadership della Spagna nel settore dell’olio d’oliva, c’è anche una struttura economica costruita nel corso di oltre un secolo: il sistema cooperativo. Circa il 70% dell’olio spagnolo passa attraverso strutture cooperative, una quota che raggiunge livelli ancora più elevati in alcune delle principali aree produttrici, a partire dall’Andalusia. Qui centinaia di migliaia di olivicoltori hanno trovato nella cooperazione uno strumento per concentrare la produzione, organizzare la trasformazione e aumentare il proprio peso nei confronti del mercato.

Le prime esperienze dopo la Prima guerra mondiale

Le prime esperienze di cooperazione agricola e di trasformazione olearia in Spagna risalgono agli anni successivi alla Prima guerra mondiale. Nel 1919, in diverse aree del Paese, iniziano a svilupparsi forme organizzate di collaborazione tra produttori, in particolare in Catalogna. Negli anni Venti il fenomeno si amplia e parallelamente cresce la necessità di rappresentare gli interessi dell’intero comparto. Nel 1925 viene costituita la “Asociación Nacional de Olivareros de España”, con l’obiettivo di rafforzare la voce degli olivicoltori e tutelare un settore già strategico per l’agricoltura nazionale. La cooperazione nasce quindi con una duplice funzione: economica e rappresentativa. Da una parte consente di condividere strutture e costi, dall’altra permette agli agricoltori di presentarsi sul mercato con una forza contrattuale maggiore.

La Guerra civile spagnola interrompe e modifica profondamente il percorso di sviluppo dell’agricoltura nazionale; solo nel dopoguerra il sistema cooperativo torna progressivamente a consolidarsi: tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Cinquanta nascono o si rafforzano importanti realtà locali e il modello delle cooperative olearie comincia ad assumere una dimensione sempre più strutturale. Per il piccolo produttore la cooperativa rappresenta la possibilità di conferire le olive a una struttura comune, utilizzare impianti di trasformazione collettivi, ridurre alcuni costi e soprattutto affrontare il mercato con una capacità negoziale superiore.

Il grande salto negli anni sessanta e settanta

Il grande salto arriva negli anni Sessanta e Settanta. In Andalusia, il principale cuore produttivo dell’olio spagnolo, le “almazaras cooperativas” si moltiplicano e coinvolgono un numero crescente di produttori, spinti dalla necessità di proporsi sul mercato non come singoli operatori con scarso potere contrattuale ma in maniera aggregata. Questa trasformazione modifica anche il tessuto economico delle campagne: le cooperative diventano punti di riferimento per intere comunità rurali, contribuendo a mantenere occupazione e attività economiche nei territori olivicoli.

Attraverso aggregazioni, investimenti e una crescente professionalizzazione, alcune realtà cooperative sono diventate oggi operatori agroalimentari di dimensione internazionale, prima fra tutte DCOOP, che riunisce oltre 75.000 famiglie di agricoltori e la cui crescita negli anni rappresenta il passaggio da un sistema fondato prevalentemente sulla trasformazione locale a un modello nel quale la cooperativa cerca di controllare una parte sempre più ampia della filiera. La dimensione permette di competere sui mercati internazionali, sviluppare capacità logistiche e commerciali e, soprattutto, ridurre la distanza tra il produttore e il consumatore: la concentrazione dell’offerta consente di ottenere economie di scala, investire in impianti moderni e affrontare con maggiore forza la trattativa con industria, distribuzione ed esportatori. Un vantaggio particolarmente importante in un settore caratterizzato da forti oscillazioni dei prezzi e da costi di produzione sempre più elevati.

La sfida adesso è passare alla valorizzazione del prodotto

Oggi la sfida del settore cooperativo spagnolo è quella di passare dalla semplice vendita della materia prima alla valorizzazione del prodotto: marchi propri, confezionamento, certificazioni di qualità, oli premium, esportazioni dirette e nuovi canali commerciali, che possono permettere alle cooperative di trattenere una quota maggiore del valore lungo la filiera. Le cooperative sono chiamate a mantenere un delicato equilibrio: garantire ai soci una remunerazione adeguata, investire nella modernizzazione e, allo stesso tempo, rimanere competitive sui mercati internazionali. E con questo obiettivo bene in mente, DCOOP cerca di portare a casa il risultato.

Viviana Bardella – Coordinatore della Consulta della Mediazione merceologica di FIMAA Italia – mediatore in olii di oliva

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