Siamo ormai prossimi all’inizio della raccolta 2026 del riso. Nonostante le avversità meteorologiche che hanno caratterizzato la stagione, dalla siccità alle grandinate, le coltivazioni sembrano complessivamente pronte a garantire una produzione in linea con la media degli ultimi anni. Al momento non sono ancora disponibili dati definitivi né sulle quantità prodotte, né sulle rese per ettaro e tantomeno sulle rese industriali del riso lavorato. L’auspicio è, naturalmente, di non incorrere in sorprese negative al momento della raccolta e della lavorazione.
Particolare attenzione dovrà essere riservata alla qualità e, in particolare, ai controlli analitici sui valori di Arsenico, Cadmio e Nichel. Le elevate temperature registrate nei mesi di luglio e agosto e il razionamento dell’acqua adottato in alcune aree rendono infatti ancora più importante il monitoraggio di questi parametri, anche alla luce della recente definizione dei valori massimi di riferimento per il Nichel.
Le superfici coltivate
Guardando alla composizione varietale, rispetto alle tre campagne precedenti non sembrano emergere cambiamenti particolarmente significativi, fatta eccezione per il forte incremento delle superfici destinate ai risi a grana tonda. L’ultimo sondaggio sulle semine evidenzia, oltre alla crescita dei Tondi, una riduzione delle superfici del gruppo Roma (CL 145) e del gruppo Lungo B. Nel complesso, quindi, più che una vera e propria trasformazione dell’assetto varietale, sembra trattarsi di un insieme di aggiustamenti nelle superfici coltivate.
Una campagna difficile per il riso italiano
Il quadro che si prospetta per il riso italiano rimane comunque complesso. La produzione nazionale dovrà confrontarsi ancora una volta con una concorrenza estera, sia comunitaria sia extra-UE, particolarmente competitiva. Un elemento che, almeno in parte, potrebbe attenuare la pressione sui prezzi è rappresentato dagli elevati costi dei noli, che rendono oggi più oneroso l’approvvigionamento dai mercati esteri.
La principale incognita della nuova campagna risicola 2026/2027 potrebbe essere proprio la determinazione del prezzo del gruppo varietale Lungo B. In Spagna e in Grecia, infatti, le superfici coltivate a Lungo B risultano inferiori rispetto allo scorso raccolto. A questo si aggiunge il livello ancora elevato dei noli d’importazione, fattore che potrebbe incidere sulle dinamiche di approvvigionamento e, di conseguenza, sulla formazione dei prezzi.
Lo scenario internazionale
Anche il mercato mondiale del riso rimane particolarmente dinamico. In alcune aree, inoltre, torna a pesare l’incognita climatica legata a El Niño. Secondo il report FAO di agosto, il mercato mondiale ha registrato un generale aumento dei prezzi, al di là dell’impatto determinato dai costi logistici. L’indice FAO del riso si è attestato a circa 108,4 punti nel mese di luglio, segnando un incremento del 4,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
In Asia, i prezzi dell’Indica hanno mostrato una generale maggiore tenuta. Fa eccezione la Thailandia, dove la domanda contenuta e il deprezzamento della valuta hanno contribuito a una riduzione delle quotazioni. In India, invece, i prezzi continuano a essere sostenuti da vendite robuste, nonostante la debolezza della rupia. Il Vietnam ha raggiunto i livelli più elevati degli ultimi 19 mesi, in un contesto caratterizzato dall’aumento dei costi, dalla riduzione delle scorte e dal ritardo dei raccolti.
Anche il mercato americano presenta elementi di attenzione soprattutto dal lato dell’offerta. Le semine negli Stati Uniti sono ai minimi degli ultimi dieci anni, mentre nel MERCOSUR le decisioni relative alle superfici da destinare alla coltivazione del riso risultano condizionate dalle condizioni climatiche e dalla riduzione dei ritorni economici. Sul fronte delle quotazioni, i prezzi in Brasile e Uruguay si mantengono sostanzialmente stabili. Il Paraguay registra invece un lieve aumento, mentre negli Stati Uniti le quotazioni hanno evidenziato una diminuzione, in presenza di una domanda di mercato ancora debole.
Le prospettive
La nuova campagna si apre quindi in un contesto caratterizzato da diversi elementi di incertezza. In Italia, la variabile produttiva e quella qualitativa saranno determinanti per definire l’effettiva disponibilità di prodotto, mentre sul fronte commerciale sarà soprattutto il confronto con l’offerta estera a influenzare l’andamento dei prezzi.
Tra i diversi gruppi varietali, il Lungo B appare oggi quello maggiormente esposto alle dinamiche internazionali e potrebbe rappresentare uno dei principali punti di attenzione della campagna 2026/2027. Sarà quindi fondamentale seguire con attenzione l’evoluzione dei raccolti, delle rese industriali, dei costi logistici e delle quotazioni internazionali, elementi che nelle prossime settimane contribuiranno a delineare con maggiore chiarezza il quadro della nuova annata risicola.
Stefano Pezzoni – Responsabile organizzativo della Consulta della mediazione merceologica di FIMAA Italia – mediatore in risi e derivati



