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Si parla tanto del benessere animale. Vediamo di che si tratta

La normativa europea sul benessere animale si fa sempre più stringente, come dimostra la decisione di bloccare – dal prossimo settembre – una lunga lista di prodotti di origine animale importati dal Brasile, a causa dell’elevato uso di antibiotici negli allevamenti. Intanto però anche i produttori nazionali sono alle prese con la difficile fase di phase-out per eliminare le gabbie, e sarebbe necessario intervenire attraverso la PAC per facilitare la transizione. Insomma, il dibattito sul benessere animale che in Unione europea è iniziato già negli anni Ottanta, sta iniziando a produrre risultati tangibili e porterà vantaggi agli animali, certamente, ma anche ai consumatori.

Il quadro europeo

Per vedere le prime normative sul benessere animale dobbiamo risalire al Trattato di Lisbona del 2007 che ha sancito una svolta epocale per il benessere animale nell’Unione Europea; infatti ha riconosciuto gli animali come esseri senzienti e non come semplici merci. L’art. 13 del TFUE obbliga l’Unione e gli stati membri a rispettare le esigenze di benessere animale in agricoltura, trasporti e ricerca. L’ambito di applicazione della legge è vasto: agricoltura, pesca, trasporti, mercato interno, ricerca e sviluppo tecnologico.

Il dibattito sulla condizione dei capi di bestiame da allevamento (soprattutto bovini, suini e avicoli) in seno alla UE era iniziato molto prima, già verso la fine degli anni Ottanta e l’opinione pubblica, in questi ultimi trent’anni, si è dimostrata sempre più sensibile ai problemi degli allevamenti intensivi e alle condizioni degli animali in essi allevati. Ciò ha portato a forti cambiamenti nelle abitudini e nelle scelte alimentari dei consumatori, oltre che alla sensibilità sulle effettive condizioni degli animali in allevamento.

Gli ostacoli al phase-out e gli standard equivalenti per i Paesi Terzi

Dall’inizio del 2026 l’Europa ha accelerato sulla riforma completa del benessere animale e sulla modernizzazione delle norme UE in materia grazie ad una pubblica consultazione svoltasi nell’ultimo quadrimestre del 2025 che ha raccolto più di 190.000 risposte valide provenienti da 159 Paesi inclusi i 27 Stati Membri dell’UE.

I cittadini di Germania, Francia, Austria e Italia, in particolare, si sono espressi con pareri che richiedono l’introduzione di disposizioni più chiare e operative: tra gli elementi più importanti il phase-out (eliminazione graduale) delle gabbie per le galline ovaiole, suini, vitelli e altre specie. Purtroppo la transizione è lenta a causa dei costi elevati e occorrerebbe un sostegno pubblico in particolare attraverso la Politica Agricola Comune.

Altro dato di forte rilievo riguarda la richiesta di standard equivalenti per i prodotti di origine animale importati da Paesi terzi: tutti i requisiti UE in materia di benessere animale dovrebbero applicarsi alle importazioni di carni, uova e prodotti derivati.

Stop all’importazione di 130mila tonnellate di carni dal Brasile

A questo proposito una notizia di qualche giorno fa: l’Unione Europea ha escluso il Brasile dalla lista dei Paesi autorizzati a esportare verso il mercato comunitario animali vivi e prodotti alimentari di origine animale. La decisione già formalizzata dalla Commissione Europea entrerà in vigore il 3 settembre 2026 e riguarda bovini, equini, pollame, uova, prodotti dell’acqua coltura, miele e budella.

Il Brasile è l’unico di tutti i paesi Mercosur finito nella “lista nera”, poiché non rispetta le norme europee sul controllo degli antibiotici in zootecnia. Un tema che oltre a riguardare direttamente il benessere degli animali allevati, è anche connesso alla salute dei consumatori. L’abuso di antibiotici negli allevamenti intensivi è infatti una delle principali criticità riconosciute dalla comunità scientifica internazionale.

Norme europee sono uno standard minimo irrinunciabile

Come ho appena ricordato il Brasile è a tutt’oggi l’unico membro del Mercosur assente dall’elenco aggiornato degli abilitati all’export in UE; l’accordo di libero scambio tra Mercosur e UE è entrato in vigore in via provvisoria il 1° maggio scorso. I numeri in gioco sono considerevoli: nel 2025 le esportazioni brasiliane di carne bovina verso la UE hanno raggiunto le 128.900 tonnellate, per un valore di oltre un miliardo di dollari con crescita del 75% rispetto all’anno precedente.

Ecco quindi noi dobbiamo fare una importante considerazione, e cioè che le norme europee sul benessere animale e sull’uso di farmaci negli allevamenti rappresentano uno standard minimo irrinunciabile, un criterio di accesso al mercato che deve valere senza eccezioni per tutti i Paesi esportatori.

Maria Elettra Triani – Componente del Comitato direttivo della Consulta della Mediazione merceologica di FIMAA Italia – Mediatore in carni suine e salumi

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