Il “caso pasta” che negli ultimi mesi ha tenuto con il fiato sospeso i giganti del Made in Italy, sembra essere arrivato a una svolta positiva. Dopo un periodo di incertezza e, la minaccia di tariffe proibitive che avrebbero potuto raddoppiare il prezzo degli spaghetti sugli scaffali americani, il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti (DoC) ha ufficializzato una drastica riduzione dei dazi antidumping.
La crisi era iniziata a metà 2025, quando alcuni produttori americani avevano accusato i pastifici italiani di “dumping”, ovvero di vendere pasta negli Stati Uniti a prezzi inferiori al valore di mercato per sbaragliare la concorrenza. Nel mese di settembre 2025, le autorità americane avevano proposto una tariffa preliminare shock del 91,74% per 13 grandi marchi italiani (tra cui eccellenze come La Molisana, Garofalo, Rummo e Liguori). Sommando questa cifra al dazio “orizzontale” del 15% già applicato ai prodotti UE, la pressione fiscale totale avrebbe superato il 107%, rendendo l’esportazione di fatto insostenibile.
Sanzioni ridotte grazie all’attività diplomatica di Italia e Unione europea
Grazie a una serrata attività diplomatica del Governo italiano e della Commissione Europea, unita alla collaborazione tecnica delle aziende coinvolte, il clima è cambiato. Il 12 marzo 2026, il Dipartimento del Commercio ha pubblicato i risultati finali della revisione, riducendo le sanzioni a cifre marginali rispetto alle minacce iniziali.
I dazi antidumping per i principali attori coinvolti sono stati così rivisti: La Molisana passa da una tariffa preliminare del 2025 al 91,74%, alla tariffa finale di marzo 2026 del 2,65%; Garofalo passa dalla tariffa 2025 del 91,74%, alla tariffa finale del 7,00%; altri 11 marchi passano dalla tariffa 2025 del 91,74%, all’attuale 5,21%.
Questi dazi antidumping si aggiungono comunque alla tariffa base del 15% sulle importazioni dall’Unione europea. Tuttavia, un carico totale vicino al 20% è considerato “gestibile” dal mercato rispetto all’ipotesi di raddoppio dei prezzi.
Usa rappresentano il secondo mercato mondiale per la pasta italiana
Considerando l’impatto sul mercato, si deve tener conto che, gli Stati Uniti rappresentano il secondo mercato mondiale per la pasta italiana, dopo la Germania, con un valore di export che supera i 700 milioni di euro annui. Il rischio di una carenza di pasta “Premium” o di aumenti vertiginosi è così rientrato, evitando il crollo delle esportazioni (stimato inizialmente in una perdita potenziale di 500 milioni di euro).
Nonostante il sospiro di sollievo, il settore rimane vigile. La politica commerciale degli Stati Uniti sotto l’amministrazione Trump continua ad essere caratterizzata da un approccio protezionista (“America First”). Sebbene la pasta sia stata “graziata” perché ampiamente dimostrato la trasparenza dei produttori italiani, il settore del Made in Italy resta comunque sotto costante e attenta osservazione.
Francesco Massarelli – Componente del Comitato direttivo della Consulta della Mediazione merceologica di FIMAA Italia – Mediatore in cereali e sottoprodotti di macinazione



