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Olio: dall’estero qualità elevata come in Italia

Nel corso di una riunione del Tavolo Olio presso il MASAF, UNAPOL – Unione Nazionale Associazioni Produttori Olivicoli – ha espresso forte preoccupazione per le imprese olivicole italiane e chiede un intervento urgente da parte del governo per garantire liquidità immediata al settore per scongiurare il collasso. Nel medio lungo periodo, UNAPOL vede la necessità di mettere in campo nuove strategie per promuovere e valorizzare l’olio extravergine italiano, in quanto il consumatore non è ancora in grado di percepire la differenza di qualità e il più delle volte opta per il prodotto estero a minor prezzo. Per ultimo, chiede il coinvolgimento della GDO per attuare strategie di vendita che facciano crescere il consumo dell’olio 100% Made in Italy.

Smettiamo di considerare il prodotto estero qualitativamente inferiore

Più volte abbiamo affrontato questo tema esprimendo le nostre perplessità nei confronti di questo approccio protezionistico che, a nostro avviso, risulta deleterio e non solo per il settore dell’olio di oliva. Secondo il nostro punto di vista è necessario cambiare mentalità e smettere di considerare il prodotto estero come inferiore qualitativamente, addirittura suscitando subdolamente nel consumatore un sentimento di sfiducia attraverso forme di comunicazione, nella migliore delle ipotesi poco obiettive, se non addirittura fraudolente. L’Italia ha un‘offerta qualitativa impareggiabile, e su questo siamo tutti d’accordo. Ma ciò non significa che gli altri Paesi del Mediterraneo (e non solo, perché la coltivazione dell’ulivo si sta diffondendo in molte aree del mondo) non siano in grado di offrire oli extravergini di alta qualità e organoletticamente altrettanto validi di quelli italiani.  

Italia non può prescindere alla importazioni di olio

Il tema è che, mentre noi italiani ci siamo crogiolati per anni nell’illusione di essere imbattibili rinunciando a grandi occasioni di investimento e di innovazione, nel resto dell’Europa Mediterranea e del Nord Africa gli olivicoltori e le aziende olearie si sono rimboccati le maniche e hanno investito moltissimo nell’agricoltura e nella tecnologia applicata all’olivicoltura e all’industria olearia, raggiungendo risultati fino a qualche anno fa inimmaginabili e addirittura surclassandoci. L’Italia non può prescindere dalle importazioni: lo abbiamo detto più volte. E non può pensare che, sia in Italia che all’estero, i consumatori acquistino il nostro olio solo perché è “Made in Italy”. Nemmeno che la GDO spinga al massimo il nostro prodotto, perché è notorio che la maggior parte dell’extra vergine si vende in promozione e il costo è quasi sempre il primo requisito che spinge un consumatore all’acquisto.

O si cambia registro, rendendoci finalmente conto che il mercato globale non vuole più riconoscere uno spread tanto ampio tra quotazioni Italia/estero, oppure si può puntare solo alla sopravvivenza, rivolgendosi  a mercati di nicchia che però non possono garantire grandi fatturati. Ricorrere a finanziamenti statali a pioggia per noi non è la soluzione.

Viviana Bardella – Coordinatore Consulta Mediazione merceologica FIMAA Italia – mediatore in olii di oliva

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