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Olio dalla Tunisia: quando l’informazione è Disinformazione

Le questioni relative alle importazioni di olio di oliva dalla Tunisia da anni sollevano accese discussioni al punto che qualcuno racconta storie al limite dell’inverosimile. Gli operatori del settore, quindi, non possono non domandarsi se, dietro alla puntuale e ossessiva demonizzazione dell’olio tunisino, non ci sia un disegno preciso.

Il fabbisogno annuo di olio di oliva del nostro Paese è più del doppio rispetto alla produzione nazionale. Ne segue che, senza importazioni, il consumatore non solo andrebbe a pagare l’olio molto più caro, ma addirittura il nostro “oro giallo” rischierebbe di trasformarsi in un prodotto di nicchia. Ci chiediamo allora se non sarebbe questo l’obiettivo non dichiarato.

Produzione italiana decresce mentre la Tunisia investe e produce

Mentre noi ci crogioliamo nella strenua difesa tout court del Made in Italy, la nostra produzione olivicola decresce anno dopo anno e nel frattempo la Tunisia, nel suo piccolo, investe e produce, produce e investe e pianta ulivi ovunque, persino nel deserto, con particolare attenzione non solo alle coltivazioni ma anche alla filiera produttiva, alla formazione, alla qualità.

Partendo dal presupposto che un Paese con un clima secco come la Tunisia ha sicuramente meno bisogno di utilizzare pesticidi rispetto all’Italia (e quindi già di base l’olio risulta più “pulito” rispetto a un prodotto di origine diversa) e considerando l’impegno profuso per rendere l’olio tunisino sempre più apprezzato a livello internazionale, oggi la Tunisia vanta una notevole gamma di oli di alta qualità, capaci di superare anche dal punto di vista organolettico prodotti italiani ed europei in generale.

Un prodotto che non ha nulla da invidiare all’olio europeo

Ma anche il prodotto cosiddetto “standard” risulta più apprezzato rispetto ad omologhi europei, sia per qualità che per prezzo. È vero: l’olio tunisino costa meno… in quel Paese i costi di manodopera sono inferiori. Vogliamo farne una colpa e rispolverare il tema spesso sbandierato dei diritti dei lavoratori, (facendo finta di dimenticare l’imbarazzante questione del caporalato in Italia?). Tutto è lecito, ma questo esula dal tema che stiamo affrontando: il doveroso rispetto per un prodotto che nulla ha da invidiare in termini di qualità all’olio europeo.

Eppure, la caccia alle streghe non si ferma. I controlli serrati in Dogana sugli oli in entrata dalla Tunisia sembrano dimostrare la volontà di scoraggiare l’import: ispezioni documentali, sanitarie, analitiche… Tutte assolutamente condividibili e necessarie, ma a nostro avviso non possono durare giorni, se non settimane, bloccando di fatto l’attività degli importatori, per poi magari arrivare ad una contestazione sull’organolettico – test assolutamente soggettivo – e conseguente declassamento del prodotto, nonostante certificati rilasciati da laboratori internazionali ufficiali accreditati dal Consiglio Oleicolo Internazionale, il massimo organismo competente in materia a livello mondiale, dicano cose diverse.

L’accordo tra Europa e Tunisia

Dal 1995 esiste un accordo tra Europa e Tunisia per l’importazione in esenzione di dazi tariffari di una quota annuale (definita “contingente”) di 56.700 tonnellate di olio di oliva: in base a questo accordo l’olio in entrata viene equiparato a prodotto europeo e può essere confezionato alla stregua degli oli intracomunitari. Le importazioni in contingente avvengono tramite rilascio di un titolo di importazione gestito direttamente dall’UE. Quindi, tutto regolare. Ma c’è sempre qualche “voce narrante” che subdolamente insinua che si tratti di olio entrato illegalmente, di scarsa qualità, nocivo per la salute, e via dicendo. 

La notizia di queste ultime settimane riguarda il fatto che la Commissione Europea ha rigettato la richiesta (lecita) dello Stato tunisino di ampliare il contingente tariffario a 100.000 tonnellate per il 2026, considerando la produzione record di questa campagna. Grandi titoli sui giornali italiani urlano la soddisfazione dei produttori nazionali per avere sconfitto il nemico! Pazienza se non sapremo dove andare a parare nei prossimi mesi per trovare olio da mettere in bottiglia senza doverlo strapagare.

E pazienza se anche la Tunisia ci sta surclassando in termini di quantità prodotte: l’importante è rintuzzarne le pretese e magari sottolineare per l’ennesima volta la panzana che comunque si tratta di olio nocivo: si invoca addirittura la sicurezza alimentare, omettendo di precisare che l’olio importato dalla Tunisia viene sottoposto esattamente agli stessi controlli qualitativi a cui si sottopongono gli oli italiani e che i nostri industriali oleari, vessati da controlli assidui e critiche feroci, sono portati a scegliere solo il meglio della produzione tunisina per non incappare in declassamenti dell’olio, denunce, multe salate.

Negli ultimi 4 mesi export dalla Tunisia in decisa crescita

Nonostante l’ampia campagna denigratoria e le tacite politiche volte ad ostacolare l’entrata nel nostro Paese di olio di oliva in arrivo dalla Tunisia, il report diffuso dai media tunisini sulle performances relative al periodo novembre 2025-febbraio 2026, mostrano un export più vivace che mai : 184,3 mila tonnellate in uscita, contro le 123,2 mila della campagna precedente. Di queste, solo l’11,5% riguarda olio confezionato, mentre l’88,5% si riferisce ad olio esportato alla rinfusa, quindi destinato a bottiglie con marchi europei.

Per quanto riguarda il dettaglio dei Paesi importatori, il 57,3% di olio arriva in Europa, seguita dall’America del Nord ( 19,3%) , dall’Asia (12,8%) e dall’Africa (6,9%). Il primo Paese importatore è la Spagna (32,1%), seguita dall’Italia ( 20,2%) e dagli USA (15.4%).

Viviana Bardella – Coordinatore Consulta Mediazione merceologica FIMAA Italia – mediatore in olii di oliva

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