“No ai segnalatori non vigilati: a rischio la tutela dei consumatori e l’intero mercato del credito”.
Le associazioni AMA, ASSOMEA, ASSOPROFESSIONAL e FIMAA lanciano un allarme chiaro: la proposta della Commissione Finanze della Camera di escludere la segnalazione remunerata dall’attività di intermediazione del credito rischia di far saltare l’equilibrio del mercato e di esporre i consumatori a nuovi pericoli.
Secondo le quattro associazioni, l’ipotesi di consentire a chiunque di segnalare clienti a banche e intermediari a titolo oneroso, senza alcuna vigilanza o requisito professionale, rappresenta un ritorno al passato, quando il settore era popolato da migliaia di segnalatori occasionali, privi di controlli e responsabilità.
“Significherebbe aprire la porta a figure non qualificate, aumentare i rischi di pressioni indebite e far proliferare costi occulti, con gravi danni soprattutto per le famiglie più fragili”, spiegano le associazioni.
Il nodo più critico riguarda la trasparenza. Se la segnalazione remunerata venisse sottratta alle regole dell’intermediazione, i compensi pagati ai segnalatori non rientrerebbero nel TAEG, rendendo impossibile per il consumatore conoscere il costo reale del finanziamento.
Un passo indietro che avvertono “potrebbe spalancare la strada a importi fuori controllo, fino al rischio di sconfinare oltre la soglia dell’usura”.
Oggi il sistema si regge su professionisti iscritti e vigilati, soggetti a formazione annuale obbligatoria, trasparenza delle condizioni e regole molto stringenti.
“Indebolire questo presidio significherebbe compromettere la sicurezza del mercato e la fiducia dei cittadini”, sottolineano AMA, ASSOMEA, ASSOPROFESSIONAL e FIMAA.
Le associazioni chiedono quindi con fermezza che il Governo mantenga un quadro regolatorio chiaro, trasparente e fondato sulla vigilanza, evitando derive che riporterebbero il settore a una stagione superata e dannosa.
“Serve modernizzare il mercato, non smantellarlo. La tutela dei consumatori non si sacrifica”.
Il mondo della mediazione creditizia esprime inoltre massima preoccupazione per un parere che arriva in modo del tutto inatteso, soprattutto dopo che per lunghi mesi il MEF – attraverso una consultazione pubblica – ha recepito le osservazioni di tutti gli stakeholder del settore.
Una scelta che, ad oggi, non trova una motivazione chiara e che appare in netto contrasto con l’obiettivo di rafforzare la trasparenza e la protezione dei consumatori.
“Non si comprendono le ragioni di questa inversione di rotta, che rischia di andare proprio a discapito della chiarezza verso i cittadini e della credibilità dell’intero sistema”, concludono AMA, ASSOMEA, ASSOPROFESSIONAL e FIMAA.



