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Mercato del riso: estate di attesa e sfide per il comparto europeo

Sono trascorsi circa tre mesi dall’ultimo report pubblicato su questa newsletter dedicato al mercato del riso. In quell’occasione avevamo delineato uno scenario complesso, caratterizzato da consumi deboli e da un generale rallentamento degli scambi, pur lasciando intravedere qualche possibile elemento di recupero. L’attenzione era rivolta soprattutto ai fattori geopolitici internazionali e, in particolare, alle tensioni nell’area del Medio Oriente, che avrebbero potuto generare difficoltà logistiche e rallentamenti nei flussi di importazione verso l’Europa. Una situazione che, almeno in teoria, avrebbe potuto favorire una ripresa dell’interesse nei confronti del prodotto europeo.

Tuttavia, le aspettative di un riequilibrio del mercato non si sono concretizzate. Le importazioni hanno continuato a mantenere livelli elevati e i consumi interni non hanno mostrato segnali significativi di ripresa. Il risultato è un mercato ancora stagnante, dove la domanda fatica ad assorbire l’offerta disponibile e dove gli operatori si trovano costretti a confrontarsi con una crescente pressione competitiva.

La decisione del Parlamento europeo sulla clausola di salvaguardia

A rendere il quadro ancora più delicato è intervenuta la recente decisione delle istituzioni europee di consentire l’ingresso a dazio zero di ulteriori quantitativi consistenti di riso proveniente dai Paesi extra UE. Il Parlamento europeo ha infatti approvato definitivamente il regolamento sulle agevolazioni tariffarie per i Paesi meno avanzati (il cosiddetto sistema di preferenze generalizzate) per i prossimi dieci anni lasciando invariata la clausola “fantasma” sull’import di riso.

La clausola di salvaguardia contenuta nell’ampio sistema di concessioni pensato dall’Europa come sostegno alla crescita dei Paesi più poveri, prevede il ripristino dei dazi solo nel caso di un aumento dell’import di oltre il 45% rispetto alla (già elevatissima) media degli ultimi dieci anni. Secondo i calcoli delle organizzazioni, oltre 562mila tonnellate annue a dazio zero contro un quantitativo ritenuto sostenibile di 200mila. Il Parlamento Ue, quindi, non ha accolto l’emendamento che avrebbe introdotto una soglia di incremento delle importazioni di riso dai Paesi in via di sviluppo del 20%, oltre la quale sospendere il regime di dazi zero.

Una scelta che ha inevitabilmente alimentato il malcontento tra i produttori europei, già alle prese con costi di produzione elevati, normative ambientali stringenti e margini sempre più ridotti. Le organizzazioni agricole e i sindacati di categoria hanno tentato di sensibilizzare gli organismi comunitari sulla necessità di introdurre misure di salvaguardia più efficaci, chiedendo quantomeno una limitazione dei contingenti in ingresso o una maggiore tutela per il prodotto europeo. Tali richieste, però, non hanno trovato accoglimento. Ancora una volta sembra aver prevalso una logica economica e politica più ampia, orientata a favorire gli scambi commerciali internazionali e a sostenere altri comparti dell’industria europea, anche a costo di penalizzare il settore agricolo.

Le preoccupazioni degli agricoltori per i mesi estivi

Nel frattempo il calendario agricolo avanza. Gli agricoltori hanno ormai completato le operazioni di semina e si avvicinano ai mesi estivi con una preoccupazione crescente: alleggerire i magazzini prima dell’arrivo del nuovo raccolto. Nei prossimi quattro mesi, infatti, inizierà progressivamente l’ingresso della nuova produzione e mantenere ancora elevate quantità stoccate significherebbe sostenere ulteriori costi di conservazione, immobilizzare liquidità e aggravare ulteriormente una situazione finanziaria già delicata per molte aziende.

Questo contesto si riflette inevitabilmente sull’andamento dei prezzi. Le quotazioni continuano a registrare flessioni settimanali e, per alcune varietà, i valori di mercato si stanno avvicinando pericolosamente alla soglia del sottocosto. Una dinamica che rischia di compromettere la sostenibilità economica delle aziende risicole, soprattutto in un momento storico in cui i costi energetici, logistici e produttivi restano ancora elevati rispetto ai livelli pre-crisi.

L’importanza centrale dell’intermediazione commerciale

In scenari come quello attuale, caratterizzati da forte incertezza e da equilibri di mercato estremamente fragili, il ruolo dell’intermediazione commerciale assume un’importanza centrale. L’attività del mediatore non può limitarsi alla semplice gestione della compravendita, ma richiede competenze sempre più articolate: capacità di interpretare il mercato, individuare opportunità commerciali, facilitare il dialogo tra le parti e costruire soluzioni equilibrate che consentano di mantenere attivi gli scambi senza penalizzare eccessivamente né il produttore né l’acquirente.

Sarà probabilmente necessario attendere i prossimi mesi per comprendere se il mercato riuscirà a trovare nuovi elementi di stabilizzazione. Molto dipenderà dall’andamento dei consumi, dalle politiche commerciali europee e dall’evoluzione degli equilibri internazionali. Nel frattempo, prudenza, flessibilità e capacità di adattamento restano strumenti indispensabili per tutti gli operatori della filiera risicola.

Stefano Pezzoni – Responsabile organizzativo della Consulta della mediazione merceologica di FIMAA Italia – mediatore in risi e derivati 

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