BLOG

Lo stallo del mercato del riso

Il mercato del riso italiano sta attraversando una fase di stallo, nonostante gennaio – assieme al post semina tra aprile e maggio, e al momento della raccolta tra settembre e ottobre – sia uno dei momenti cruciali per il settore. Della raccolta 2025 – caratterizzata da un significativo aumento delle superfici coltivate, e allo stesso tempo da una produzione che ha risentito degli eventi climatici estremi – abbiamo già dato notizia; sulla situazione odierna influiscono adesso un andamento non favorevole dei prezzi e la concorrenza delle produzioni straniere.

La debolezza dei prezzi preoccupa i produttori

Le risarie italiane non hanno particolari problemi per quanto riguarda gli approvvigionamenti della materia prima italiana, tutte le varietà sono reperibili sul mercato e a prezzi per alcune tipologie in diminuzione rispetto a dicembre. Situazione che, per chi aveva fatto qualche scorta, è diventata sfavorevole. In linea generale, questa debolezza delle quotazioni sta iniziando a preoccupare i produttori agricoli, anche se nessuno è ancora arrivato a fermare le vendite per eccesso di ribasso. Forse, le quotazioni ottenute sulle vendite effettuate al momento del raccolto sono state remunerative.

Nonostante le statistiche ufficiali evidenzino che i trasferimenti del prodotto dalla campagna all’industria sono sostanzialmente in linea con la precedente annata, l’andamento generale appare piuttosto piatto. Gli scambi di risone infatti sono ridotti e a prezzi in ribasso. È sufficiente allargare la visuale all’andamento dei prezzi e delle vendite del riso lavorato in Europa, per comprendere come il trend venga influenzato dal mercato mondiale.

Il trend globale frena l’Europa

La produzione globale è aumentata di circa l’1,5%, in termini percentuali può sembrare un’oscillazione contenuta, ma in termini assoluti la quantità disponibile è aumentata sensibilmente. E questo ha fatto crollare i prezzi.

I prezzi dei Noli stanno scendendo e soprattutto per alcuni paesi (a iniziare dall’India) è stato tolto il divieto di esportazione. Inoltre, l’accordo Mercosur porta a credere che già dai prossimi mesi aumenteranno le importazioni di riso a dazio zero. E questo favorisce il sentiment di attesa piuttosto che quello di fare scorta.

Nel contesto europeo iniziano inoltre a pesare le importazioni dirette di riso confezionato che fanno concorrenza ai grandi importatori o gruppo risieri europei e tutto ciò pone l’intero settore risicolo italiano, dall’agricoltura alla riseria, in una posizione precaria e debole. Le manifestazioni dei sindacati serviranno certamente a sensibilizzare il sistema, ma occorreranno scelte lungimiranti per ridare fiducia agli operatori e riattivare gli investimenti necessari a mantenere vivo e in salute il mercato.

Uno scenario in rapida evoluzione?

A restituire fiducia, c’è però il fatto che lo scenario globale possa subire un repentino cambiamento, un’eventualità che non è affatto da escludere. La Cina e le Filippine potrebbero infatti aumentare la richiesta di importare riso, mentre il mercato sudamericano potrebbe scegliere di esportare verso gli Stati Uniti piuttosto che verso l’Europa. Queste dinamiche darebbero luogo a un aumento dei prezzi mondiali tale da rendere competitivo il riso italiano nel mercato europeo.

Stefano Pezzoni – Responsabile organizzativo Consulta Mediatori Merceologici FIMAA Italia

Potrebbe interessarti anche