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L’India apre le porte all’UE

Il 27 gennaio scorso Unione Europea e India hanno chiuso i negoziati di uno storico accordo di libero scambio. Anche se la palla passa adesso al Parlamento Europeo e all’omologo indiano per l’approvazione e la successiva entrata in vigore, il trattato assume un valore simbolico fortissimo. Non solo è il più importante che le due parti abbiano mai siglato, ma soprattutto arriva in un momento di particolari tensioni geopolitiche e sfide economiche a livello globale.

UE e India si scambiano già beni e servizi per un valore superiore ai 180 miliardi di euro l’anno; con questo accordo si prevede il raddoppio dell’export dell’UE verso l’India entro il 2032, grazie alla riduzione o addirittura eliminazione di molti dazi doganali: si tratta dell’apertura commerciale più ambiziosa che l’India abbia mai concesso ad un partner commerciale.

Quali dazi spariscono e quali dazi restano

Le opportunità riguarderanno molti settori: dalle automobili ai macchinari, ai componenti chimici e farmaceutici. Per quanto riguarda il settore agroalimentare nello specifico, verranno eliminati definitivamente buona parte dei dazi che oggi gravano per il 36%, mentre quelli dei vini passeranno in un primo momento dal 150% al 75% e poi gradualmente al 20%.

Sull’olio, attualmente viene applicato un dazio del 45%, ma l’aliquota verrà progressivamente ridotta fino a azzerarsi del tutto nell’arco di cinque anni. Discorso analogo per i prodotti dolciari; resteranno invece protetti i settori sensibili come carne bovina, pollo, riso e zucchero.

L’accordo prevede poi l’accesso privilegiato al mercato indiano dei servizi, inclusi finanza e trasporti marittimi, e una protezione avanzata dei diritti di proprietà intellettuale, avvicinando le normative UE e indiane. Ultimo ma non ultimo: l’impegno da parte dell’India a promuovere un commercio e uno sviluppo sostenibili.

Ora bisogna promuovere il Made in Italy

Con questo accordo grandi opportunità si aprono per alcuni settori del Made in Italy agroalimentare, per esempio per l’olio di oliva, se saremo capaci di promuovere questo prodotto in un Paese che finora non è stato particolarmente attratto dalla dieta mediterranea.

Grandi aspettative si nutrono anche per i vini e per i distillati, già largamente esportati verso l’India nonostante i prezzi attualmente proibitivi: se l’accordo entrerà in vigore, i volumi di export dovrebbero aumentare in maniera considerevole.

Viviana Bardella – Coordinatore Consulta Mediatori Merceologici FIMAA Italia

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