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Le difficoltà di un’azienda agricola italiana – Video

Siamo in un’azienda agricola nel territorio di Verona, esattamente a Borghetto Valeggio sul Mincio, zona tipica della pesca di Verona e dei kiwi. Siamo in compagnia di Giorgio Vicentini, proprietario di questa azienda agricola. Oggi parliamo della desertificazione che si sta verificando e che c’è stata anche nella produzione qui a Verona di kiwi, pesche e altre colture. Una desertificazione dovuta ad eventi atmosferici, a malattie del kiwi. Proprio sul kiwi, però restiamo ottimisti perchè sono stati fatti degli interventi e sembra ci sia una situazione risolutiva o perlomeno che riesce a tamponare il discorso della moria.

Siamo qua con l’amico Giorgio Vicentini, operatore e proprietario appunto di questa azienda agricola, nonché Presidente anche di un’associazione di categoria il COV, la Cooperativa Ortofrutticola di Valeggio, che ci dirà come si sta evolvendo la situazione e come mai c’è stata questa desertificazione, dovuta probabilmente anche ai costi di produzione, come dicevo, elevati, alla remunerazione troppo bassa per le aziende.

Giorgio Vicentini, Presidente Cooperativa Ortofrutticola Valeggio

“Dopo aver lavorato per mezzo secolo nella piscicoltura, ho visto questa crescita di produzione e poi pian piano questa estirpazione. Eravamo partiti con un’azienda multifunzionale dove c’erano vacche da latte, un po’ di viticoltura e poi ha prevalso la pesca. La pesca è diventata la regina del territorio di Verona, si producevano circa 1.300.000 quintali ed era dislocata sul mercato a Verona e poi quattro mercati di produzione sul territorio. Oggi se facciamo una considerazione, pensiamo che solo un mercato produce come tutta Verona. Le cause partono 30 anni fa quando c’è stata l’evoluzione e con le nuove coltivazioni sia a livello commerciale estero, sia sul mercato interno ci davano una grossa credibilità”.

“Poi è arrivata quella che è stata la spada di Damocle, credo che sia stato il fattore più grave che è la Sharka. Arrivata la Sharka nei nostri frutteti, naturalmente ci siamo trovati a dover combattere questa virosi in una parte della produzione perché le piante non erano più in grado di assicurare quella qualità che ci si aspettava. Perciò in una parte degli impianti si produceva con qualità e in altri con difficoltà. Poi con dei nuovi innesti siamo riusciti a realizzare una nuova varietà. Successivamente sono arrivati anche gli eventi atmosferici che hanno causato dei danni. Eventi che se di forte intensità possono compromette la produzione di un anno, magari anche dell’anno dopo”.

Il problema è la mancanza di fitofarmaci

“La cosa più grave poi che abbiamo avuto è stato l’arrivo di questi insetti alieni che ricordiamo 4-5 anni fa a causa dei quali per un paio d’anni hanno causato problemi con la produzione delle pesche. Dopo aver combattuto la cimice con dei fitofarmaci e per gli eventi atmosferici con l’installazione di reti anti grandine è arrivata la forficola. Anche quest’anno il 30-40% della produzione viene rovinata dalla forficola.

Il problema principale è la mancanza dei prodotti fitofarmaci. Mancano delle molecole, mancano i principi attivi. Se abbiamo la produzione e non abbiamo con che difenderla, ci troviamo in difficoltà e questa è la causa dell’estirpazione. Questo causa problemi di reddito che manca sempre di più perché non hai più massa critica, non puoi più confrontarti col mercato perché non hai più la produzione, perciò stiamo perdendo una generazione di giovani, forse l’abbiamo già persa, perché naturalmente trovano altre vie.

Abbiamo provato, come è stato detto, a diversificare l’azienda, abbiamo avuto dei buoni riscontri col kiwi, però anche con il kiwi abbiamo avuto prima una virosi, la batteriosi e poi la moria del kiwi. Stiamo reimpiantando, però non è facile perché non è come piantare in un anno un seminativo, per realizzare un frutteto ci vogliono 4-5-6 anni e di conseguenza bisogna aspettare e sperare che non ci siano altri eventi che causano ancora dei danni alle nostre coltivazioni“.

L’importanza della ricerca per la difesa delle piante

Ci auguriamo di avere delle prospettive future migliori tornando a produrre come si faceva 20 anni fa o 30 anni fa. Noi però dobbiamo avere sempre fiducia e puntare sulla ricerca e per questo stiamo portando avanti la ricerca effettuando prove e simulazioni per realizzare prodotti che possano assicurare un’autodifesa, con meno insetticidi, meno acaracidi, meno fungicidi.

Fabio Chemello Componente del Comitato Direttivo della Consulta della Mediazione Merceologica FIMAA Italia – Mediatore in prodotti ortofrutticoli

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