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La sostenibilità ha un costo: chi lo paga davvero?

Negli ultimi anni si parla molto di sostenibilità, anche perché è uno degli obiettivi prioritari fissati dall’Unione Europea e le aziende devono adeguarsi ai nuovi standard. Ridurre le emissioni, usare materiali riciclati, limitare gli sprechi e rendere la produzione più etica sono obiettivi condivisi e spesso necessari. Tuttavia, la sostenibilità costa.

Per le Pmi un peso enorme

Per un’azienda perseguire la sostenibilità significa investire in nuove tecnologie, energia pulita, certificazioni ambientali, filiere controllate e processi produttivi più efficienti: temi che le grandi imprese affrontano già da tempo, ma per molte piccole e medie aziende questi costi rappresentano un peso enorme, ben poco “sostenibile”.

Il costo viene scaricato sui consumatori

E il costo della sostenibilità finisce per riflettersi sul prezzo finale dei prodotti: un prodotto sostenibile, nella maggior parte dei casi, costa di più. E quando i prezzi aumentano, molti consumatori rinunciano all’acquisto oppure scelgono alternative più economiche.

Qui emerge una contraddizione evidente: tutti chiedono prodotti sostenibili, ma non tutti sono disposti — o possono permettersi — di pagarli di più. In un periodo segnato da inflazione, aumento del costo della vita e stipendi spesso insufficienti, il prezzo resta il principale criterio di scelta. Per una famiglia che deve fare i conti con il bilancio mensile, la priorità è risparmiare. Come conseguenza, alcune aziende rallentano gli investimenti sulla sostenibilità.

La transizione ecologica non può fare a meno dei consumatori

La vera sfida, quindi, non è solo rendere le aziende sostenibili, ma rendere la sostenibilità economicamente accessibile. Per farlo servono incentivi pubblici, innovazione tecnologica e modelli produttivi capaci di abbassare i costi nel lungo periodo; se il prezzo dei prodotti sostenibili resta troppo alto, il rischio è che la transizione ecologica perda il sostegno dei consumatori e diventi insostenibile proprio dal punto di vista economico.

Viviana Bardella – Coordinatore Consulta Mediazione merceologica FIMAA Italia – mediatore in olii di oliva

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