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La situazione attuale del mercato oleicolo

Il mercato oleicolo, durante il periodo conclusivo della primavera, mostra una situazione di debolezza e di limitato interesse agli acquisti da parte dei confezionatori. La fase della fioritura è stata molto buona in gran parte del bacino mediterraneo e si è conclusa senza che eventi metereologici estremi avessero potuto danneggiare questa delicata fase dello sviluppo fenologico delle piante. Il paesaggio degli uliveti, in ogni Paese produttore, offre auspici di buona raccolta, ovviamente in relazione anche a quanto prodotto nella passata annata.

La difficoltà di incremento dei consumi, che non hanno avuto le performances ipotizzate a seguito del calo dei prezzi dell’ultimo biennio, fa conseguire una previsione di stock di raccordo fra le campagne che dovrebbe evitare tensioni per indisponibilità di merce. In realtà siamo ancora lontani dall’ottenimento dei nuovi oli e molti mesi di probabili avversità climatiche possono ancora verificarsi.

La Tunisia ha venduto gran parte delle sue disponibilità e questa variabile di merce a prezzi leggermente più bassi rispetto a quelli comunitari (una differenza che era molto più sensibile ad inizio campagna e che a poco a poco si è andata assottigliando nel corso dei mesi) avrà una incidenza minore nella formulazione dei prezzi.

Le qualità cominciano a diventare più difficili da reperirsi

Il pericoloso avvitamento dei prezzi al ribasso confligge con il rincaro dei costi di tutto quanto serve per produrre, trasformare e commercializzare gli oli. Se in prima istanza può favorire i Paesi che hanno costi più bassi, a lungo andare impoverisce tutto il comparto e fa conseguire un inevitabile abbandono delle coltivazioni: con la meccanizzazione e l’adozione degli impianti sempre efficienti, diminuisce l’incidenza del fattore umano e del suo costo. E gli altri costi sono quasi simili in tutti i Paesi.

Per restare nell’ambito dei mercuriali, nella prima settimana di giugno la qualità più rappresentativa del mercato mondiale dell’olio di oliva, ossia il lampante sulla Piazza di Jaen, quotava circa 3,10 euro la base 1 di acidità. Gli oli extra vergini picual ormai venivano scambiati intorno ai 4 euro, con prezzi crescenti in funzione della migliore valutazione organolettica.

La Tunisia offriva qualità di medio valore intorno a 3,90 partenza; la Grecia invece offriva da 3,90 partenza a circa 4,20 oli di medio – discreto pregio (sempre ex works). La Turchia registra da inizio stagione un mercato a parte, con i raffinati di oliva quasi sempre più alti del mercato comunitario. L’Italia vive un periodo di stanca nelle vendite all’ingrosso, con quotazioni dell’olio pugliese al di sotto dei sei euro ivato.

Le leggi in vigore dal 2027

A corredo di questa panoramica, bisogna focalizzare l’attenzione sulle leggi che andranno in vigore dal 2027 per quanto attiene i nuovi limiti dei contaminanti da idrocarburi degli oli minerali negli oli di oliva, introducendo una netta distinzione tra le frazioni aromatiche (MOAH) e quelle sature (MOSH).

Come già previsto dai draft del regolamento che circolavano da tempo, nel 2027 entreranno in vigore i limiti di legge vincolanti per i MOAH, considerati i più pericolosi per la salute. I limiti sono per gli oli di oliva 4,0 mg/kg dal 1 marzo 2027 per poi passare  a 2,0mg/kg dal 1 gennaio 2028. Gli oli di sansa di oliva avranno una differente limitazione a scalare nel tempo per consentire l’adeguamento tecnologico degli impianti: 10,0 mg/kg a partire dal 1° gennaio 2027; 5,0 mg/kg a partire dal 1° gennaio 2028; 2,0 mg/kg a partire dal 1° gennaio 2030 (allineandosi agli altri oli).

Discorso differente vale per i MOSH (idrocarburi saturi), per i quali l’Unione Europea non ha fissato limiti di legge restrittivi, bensì un livello puramente indicativo e di monitoraggio pari a 15,0 mg/kg. Il rispetto della soglia sui MOAH rappresenterà un problema in più soprattutto per il comparto della sansa e per tutta la filiera coinvolta, la quale si diparte dal mondo agricolo e giunge allo scaffale: nessuno può esimersi dalle conseguenze operative e commerciali che ne deriveranno.

Adriano Caramia – Componente della Consulta della Mediazione Merceologica di FIMAA Italia – mediatore in olii di oliva

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