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Inflazione: Fimaa, no effetti su mutui casa, no attesi movimenti rilevanti

“Il livello dei tassi di interesse sui mutui non ha ancora risentito dell’effetto inflazione mantenendosi sui minimi dell’ultimo triennio. Il tasso fisso si trova oggi al di sotto del 2%, valore corrispondente a quello registrato nel mese di giugno 2020, mentre il variabile si attesta su un livello di minimo storico al 2,18%. Non mi aspetto un movimento rilevante sul fronte dei tassi nel prossimo futuro. Le nostre aspettative sono infatti per un mantenimento quasi invariato del costo del denaro da parte della Bce nel corso dell’anno”.

Lo dice a LaPresse, Angelo Spiezia, coordinatore consulta mediatori creditizi Fimaa, Federazione italiana mediatori agenti d’affari, aderente a Confcommercio-Imprese per l’Italia, interpellato sul tema mutui casa e l’incognita inflazione.

“In un momento in cui l’Europa ha bisogno di ripartire – aggiunge Spiezia con LaPresse – la leva del credito rappresenta uno strumento fondamentale per consentire alle imprese, piccole o grandi che siano, di rimettersi in marcia dopo due anni di incertezza e di crisi pandemica. Diversa la situazione negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Molti analisti parlano della possibilità di assistere addirittura a 11 rialzi dei tassi di interesse da parte della Fed tra il 2022 e il 2023, mentre i mercati scommettono su un ritorno dei tassi di interesse all’1,5% nel Regno Unito nel corso dell’anno, dopo l’ultimo intervento della BoE del mese di gennaio. In Europa, alcuni analisti paventano un possibile ritorno del costo del denaro al di sopra dello zero nei prossimi mesi. Ma non credo che si tratti della strada giusta per controllare la fiammata inflazionistica di questo periodo”.

“La corsa dei prezzi, infatti, è dovuta alle strozzature presenti nelle catene di approvvigionamento delle materie prime e di alcuni semilavorati. Non si tratta quindi di una condizione tale da necessitare un intervento di politica monetaria che, al contrario, porterebbe a una frenata nell’erogazione del credito proprio nel momento in cui il sistema economico del Vecchio continente ha più bisogno di alimentare la ripresa attraverso la leva finanziaria”, conclude Spiezia.

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