Il piano per produrre bresaola con carne proveniente dagli Stati Uniti consente di riaprire le esportazioni verso Washington dopo uno stop che dura da 25 anni. E di aggirare i pesanti dazi imposti da Washington. Senza contare che lo scenario compensa almeno in parte la preoccupazione che gli accordi UE-MERCOSUR hanno suscitato per le nostre produzioni di carni suine e bovine. Tuttavia, solleva anche una serie di pesanti interrogativi.
I dettagli del piano
Il progetto – che ha ottenuto anche il sostegno del Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida – sostanzialmente prevede di importare carne bovina dagli States, lavorarla nei nostri stabilimenti trasformandola in bresaola, e esportarla nuovamente negli USA.
La bresaola così prodotta – come ha messo in evidenza anche il Ministro Lollobrigida – non solo non sarebbe sottoposta ai pesanti dazi con cui Washington ha colpito le merci europee dall’agosto scorso, ma soprattutto consentirebbe di aggirare il blocco che gli States hanno imposto fin dal 2001 sulla carne bovina allevata in Sud America a causa dell’emergenza della BSE, la mucca pazza. Con quella misura sanitaria, infatti, gli Stati Uniti per un quarto di secolo hanno colpito anche le importazioni di bresaola italiana.
Il blocco della bresaola, tra dazi e mucca pazza
La bresaola, sebbene venga considerata un salume, viene prodotta con carne bovina, e la materia prima – anche se si tratta di un prodotto IGP – proviene per la maggior parte dagli allevamenti di bovini zebù del Brasile e dell’Uruguay. Insomma, producendo bresaola con carne di origine americana si eluderebbe l’ostacolo, e allo stesso tempo l’Italia si otterrebbe un grosso vantaggio nella trattativa sui dazi, riequilibrando la bilancia commerciale nei confronti degli Stati Uniti.
L’eventuale conflitto con il diritto Ue
C’è tuttavia un problema: gli esperti legali avvertono che questa mossa potrebbe essere incompatibile con il diritto comunitario; infatti l’Italia non può stipulare unilateralmente un accordo di questo tipo con gli Stati Uniti poiché, in base ai Trattati comunitari, la politica commerciale è di competenza esclusiva dell’Unione Europea.
In base agli accordi commerciali solo la carne proveniente da Paesi e strutture che rispettano le restrizioni dell’UE (ad esempio in materia di ormoni e trattamenti come i lavaggi con cloro) può essere utilizzata nella produzione alimentare all’interno del blocco europeo. E questo principio vale anche se il prodotto è destinato esclusivamente all’esportazione.
ASSICA spinge per il sì
Secondo Davide Calderone, il direttore di ASSICA – l’Associazione che riunisce gli Industriali delle Carni e dei Salumi – il suggerimento di Lollobrigida può comunque essere realizzato. ”Se importiamo la carne a condizione che venga riesportata – ha detto, – si potrebbe approvare una procedura straordinaria a livello UE, per garantire che nessuna parte di essa entri nel mercato interno”. Una strada da percorrere insomma esiste, e è necessario cercare di realizzare il piano con ogni forza: l’utilizzo della carne bovina americana rappresenta un’apertura in un momento di complessi negoziati sui dazi.
Maria Elettra Triani, Componente Comitato Direttivo della Consulta dei Mediatori Merceologici di Fimaa-Italia – Mediatore in carni suine e salumi



