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Fimaa è “Legalità ci piace”

Tra i fenomeni criminali percepiti più in aumento c’è l’abusivismo (34%) 

Sul fronte delle imprese del commercio e dei servizi, il 66,7% si ritiene danneggiato (era il 65,1% nel 2016), ma soprattutto il costo dell’illegalità si eleva a oltre 30 miliardi di euro, mettendo peraltro a rischio circa 200mila posti di lavoro.

Sono alcuni dei dati più significativi che emergono dall’indagine Confcommercio su illegalità, contraffazione e abusivismo, presentati nell’ambito della Giornata ‘Legalità ci piace’ alla presenza del presidente Confcommercio-Imprese per l’Italia Carlo Sangalli e del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e a cui ha partecipato Fimaa – Federazione italiana mediatori agenti d’affari, aderente a Confcommercio Imprese per l’Italia -, in rappresentanza delle categorie rappresentate (agenti immobiliarimediatori creditizimediatori merceologiciagenti in attività finanziaria).

Entrando nel dettaglio del capitolo dedicato alla contraffazione, si scopre che è in aumento rispetto al passato l’acquisto illegale di abbigliamento (+9,4% sul 2016), prodotti farmaceutici (+2,8), prodotti di intrattenimento (+1,5), pelletteria (+0,4) e giocattoli (+0,3). In crescita l’utilizzo del web, in prevalenza per  giocattoli (+12,1%), prodotti di pelletteria (+10,5) e capi di abbigliamento (+9). E’ per lo stesso web, d’altronde, che passa gran parte dell’intrattenimento (89% della musica, film, abbonamenti tv, eccetera) e quasi la metà (47,9%) dei servizi turistici (alloggio, ristorazione, trasporti) illegali. Per la maggior parte dei consumatori l’acquisto di prodotti o servizi illegali è sostanzialmente legato a motivi di natura economica (82%) ed è ritenuto “normale” (73%), una tendenza diffusa in prevalenza tra i giovani tra i 18 e i 24 anni. Oltre il 90% dei consumatori, comunque, è consapevole dei rischi dell’acquisto illegale e degli effetti negativi di questo fenomeno.  Il  66,8%, in particolare, è informato sul rischio di incorrere in sanzioni amministrative in caso di acquisto di prodotti contraffatti. Il consumatore “illegale” ha più di 25 anni, risiede principalmente al Sud (per il 43,7%), ha un livello d’istruzione medio-basso (per il  77,2%), ed è soprattutto impiegato, pensionato o operaio (per il 69,7%). 

Passando alle imprese del terziario di mercato, l’indagine evidenzia che i fenomeni criminali percepiti più in aumento sono contraffazione (34,8%), abusivismo (34%), furti (29%) e rapine (25%). La concorrenza sleale (60,8%) e la riduzione del fatturato (37,8%) sono invece gli effetti ritenuti più dannosi. Per quanto riguarda infine la piaga del taccheggio, il 69,3% delle imprese del commercio al dettaglio ne è stato vittima almeno una volta, un dato più forte nel Nord Ovest (75,5%) e nel Centro (73,6%). Sostanzialmente stabile la percentuale di imprese che ne ravvisano un incremento (24,1% nel 2019 in confronto al 23,2% del 2016). Il 55,8% degli esercizi commerciali, infine, si è dotato di misure anti-taccheggio (+3,2 punti rispetto al 2016) tra dispositivi anti-taccheggio e formazione del personale.

“Ogni anno l’illegalità determina solo per le imprese del commercio e dei pubblici esercizi una perdita di oltre 30 miliardi, mettendo a rischio 197mila posti di  lavoro” – ha affermato il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli ripercorrendo i risultati dello studio  dell’associazione su contraffazione e abusivismo -. “Due piaghe“, queste ultime, che “indeboliscono tutta la filiera del Made in Italy e la salute del sistema Paese – ha  aggiunto Sangalli – che è difficile quantificare ma non è meno  pesante da valutare“. Contro queste piaghe, Confcommercio chiede  al governo due cose: l’inasprimento dell’impianto sanzionatorio  e un’intensificazione dei controlli sul territorio, con il  rafforzamento delle azioni repressive.  “Le leggi ci sono e vanno applicate” ha detto Sangalli  ammettendo però che senza un vero cambiamento culturale l’azione  di polizia può poco. “Bisogna diffondere, rafforzare e  approfondire la cultura della legalità. L’aspetto su cui bisogna  lavorare con forza, dunque,  non è solo quello ‘informativo’ ma  anche quello ’emotivo’, per puntare sui valori condivisi alla  base della nostra convivenza. E questo soprattutto tra i più  giovani“. 

“Per garantire la legalità in tutti i  settori della vita del paese, a partire dall’economia, servono  regole e, soprattutto, l’impegno di “tutte le parti del sistema”  e non solo dunque delle forze di polizia”. – Ha ribadito il  ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, sottolineando come la strategia del  Governo sia proprio quella di puntare ad una “sicurezza  partecipata” in cui ognuno svolge il proprio ruolo: “solo  potenziando le sinergie per rafforzare il contrasto  all’illegalità si possono avere risultati e garantire agli  operatori economici contesti più sicuri”.  Il titolare del Viminale ha poi evidenziato come la legalità  sia un fattore “determinante per la crescita economica e  sociale del paese“. Perché legalità vuol dire “combattere il  crimine organizzato, agire a livello preventivo per evitare che  logiche criminali attecchiscano in quei contesti in cui sono  ancora estranei, e contrastare ogni forma di corruzione nonché i  comportamenti al di fuori delle regole, anche quelli minori, che  sviluppano patologie che poi diventano Più gravi in  seguito”.

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