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co housing: vantaggi sociali, economici e ambientali

Co Housing. Quando gli spazi condivisi migliorano la qualità della vita

Il co housing nasce in Danimarca negli anni ’60, grazie all’architetto Jan Gudmand-Høyer, a conferma che l’isolamento sociale delle città moderne non è un problema recente.  

È un modello abitativo che – nella pratica – si basa sulla condivisione di spazi e servizi comuni. 

Per comprenderlo a fondo è fondamentale sottolineare che alla base di questa soluzione ci sono persone che condividono un’idea: che socialità e sostegno reciproco migliorino la qualità della vita. 

Si è sviluppato soprattutto in Nord Europa: oltre che in Danimarca, anche in Svezia, Paesi Bassi e Germania. Ispirati dalle esperienze europee, a partire dalla fine degli anni ’80 anche Stati Uniti e Canada hanno dato vita a progetti di co housing, soprattutto in città con una forte cultura comunitaria come Seattle, Portland, San Francisco e nella British Columbia, dove la mentalità ambientalista e comunitaria è forte.


INDICE


Lo sviluppo in Italia 

In Italia, si è iniziato a parlare di co housing a partire dagli anni 2000, con la diffusione dei temi della sostenibilità e della qualità della vita urbana.

Prima di allora, nonostante le solide tradizioni di vicinato dell’Italia rurale, il co housing era visto come un ritorno all’arretratezza e alla scarsità economica. 

Dal 2010, nuove sensibilità ed esigenze hanno spinto gruppi di cittadini, Istituzioni e progettisti a sviluppare progetti di pianificazione urbana basati sulla condivisione di spazi per favorire la socializzazione e il sostegno reciproco. 

Vivere in Co Housing: sostegno, risparmio e valori

I vantaggi del co housing si possono sintetizzare in tre macroaree: 

  • benefici sociali (inclusione, supporto, progettazione partecipata);
  • benefici economici (condivisione delle spese, accessibilità agli alloggi);
  • benefici ambientali (green deal, risparmio energetico, riqualificazione urbana).

Una recente ricerca effettuata da un network immobiliare in collaborazione con la community torinese di co-houser “Homers”, ha evidenziato che a motivare la fascia 25- 45 anni (ma anche over 50) verso il co housing sono proprio le esigenze di socialità e supporto reciproco. 

Il co housing, in definitiva, concentra in un solo modello la promessa di una migliore qualità della vita e dell’abitare che si declina in numerose sfaccettature. 

Esigenze che cerchi, Co Housing che trovi

I progetti di co housing possono avere genesi diverse.

La formula “pura” prevede che il progetto nasca direttamente dalle persone. Individui e famiglie accomunati dall’esigenza di abitare in contesti con servizi condivisi che favoriscono le relazioni interpersonali, si riuniscono in comunità di co-houser.

Cercano terreni, immobili da ristrutturare, progettisti e imprese che li seguano e possono costituire cooperative edilizie o scegliere altre forme giuridiche per realizzare il complesso abitativo dei propri sogni.  

In Italia, però, è più diffusa la formula proposta da operatori immobiliari e progettisti che, accogliendo le esigenze del mercato, realizzano interventi improntati sui valori del co housing e attirano l’interesse di persone che vi si rispecchiano.

Il report citato evidenzia che gli spazi/servizi più richiesti da chi cerca casa sono: giardino e/o terrazzo; parcheggio; portineria; deposito bici; spazio wellness; spazio per bambini; locale attrezzato per co-working; locale lavanderia; sala polifunzionale; orti; barbecue; biblioteca. 

Sebbene i progetti di co housing italiani individuati dal report non siano indirizzati a specifiche tipologie di utenti ospitando, al contrario, comunità multigenerazionali, stanno emergendo nuove ed ulteriori esigenze abitative fortemente reclamate da specifici gruppi di buyer personas, che richiedono l’attenzione di operatori immobiliari e Istituzioni.

  • Il senior living progetta soluzioni abitative per persone anziane autosufficienti, che vogliono indipendenza e servizi su misura.
  • Il co living offre stanze private e ambienti condivisi che favoriscono la socializzazione e la collaborazione. È molto utilizzato per far fronte alla domanda di alloggi per studenti e professionisti fuori sede. Spesso riqualificando edifici esistenti.
  • Il social housing è un modello di edilizia residenziale pubblica. Nei casi più virtuosi mira a creare comunità più coese attraverso la condivisione di risorse e servizi, ma il suo obiettivo principale è rispondere al bisogno abitativo delle fasce più deboli della popolazione. 

Progetti in Italia

Attualmente in Italia sono mappati 28 progetti, 21 dei quali ad iniziativa privata, tutti nel Nord del Paese e prevalentemente in edifici di nuova costruzione, anche se non mancano recuperi di cascine o, come succede fuori Torino, di un intero piccolo borgo.

In quanto nuove costruzioni o riqualificazioni, oltre ad adottare i princìpi del co housing, rispettano i più alti standard di sostenibilità ed efficienza energetica.

Ci sono progetti dove la componente valoriale è più forte; altri, dove la logica prevalente è quella dell’hotellerie, con personale dedicato a soddisfare le esigenze degli abitanti, solitamente più cool della media.

A Bolzano, il progetto di co housing “Mi impegno&Prendo casa”, promosso dall’Amministrazione locale, è dedicato ai giovani tra i 18 e i 35 anni, con l’obiettivo di favorire l’autonomia abitativa grazie a canoni di locazione simbolici. In cambio, viene chiesto ai beneficiari di realizzare iniziative di cittadinanza attiva per il quartiere. 

Dopo Milano, Torino è la città con il maggiore numero di co housing. 

I progetti variano da interventi di oltre 100 alloggi a piccoli complessi con meno di dieci unità immobiliari. 

Il taglio più diffuso è il trilocale e la superficie media è di circa 100 mq. 

A Milano, gli spazi/servizi comuni occupano in media 400mq, mentre la media nazionale raggiunge i 750 mq. 

Ecco alcuni nomi di progetti di co housing:

Mura San Carlo – San Nazzaro di Savena (BO).

Urban Village Bovisa – Milano;

Terracielo – Rodano (MI);

Coventidue – Milano;

Prospettive future in Italia. Verso un nuovo modo di abitare

Il co housing, sebbene sia una nicchia nel panorama immobiliare italiano, sembra destinato a crescere ed evolversi in risposta a tendenze demografiche, sociali ed economiche in rapida trasformazione. 

L’Italia affronta una duplice sfida: una cronica carenza di alloggi e un patrimonio edilizio obsoleto, che richiede un vasto processo di riqualificazione. In questo contesto, il co housing si propone non solo come opportunità di rigenerazione urbana sostenibile, ma anche come un modello abitativo ad alto valore sociale, capace di combattere la solitudine attraverso la trasformazione degli spazi urbani e abitativi. 

Il co housing è un’opportunità promettente per operatori immobiliari, costruttori e investitori lungimiranti e attenti alle esigenze della società contemporanea.

Se anche gli Enti Pubblici cogliessero questa visione, il co housing potrebbe esprimere tutto il suo potenziale, dando vita a progetti sempre più ambiziosi, capaci di soddisfare le esigenze di una popolazione variegata e ridefinire il concetto stesso di comunità urbana.

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