Nel 2025 le esportazioni italiane di prodotti agroalimentari sono cresciute del 5,6% raggiungendo un nuovo record. L’Unione Europea resta il principale mercato di riferimento, mentre gli Stati Uniti registrano una flessione legata in particolare all’introduzione dei dazi. Nei primi cinque mesi del 2026 l’export tiene, mentre calano le importazioni. Questo, in sintesi, il quadro della situazione nel settore.
Il sistema agroalimentare italiano ha chiuso il 2025 con un nuovo record delle esportazioni, che hanno superato i 72 miliardi di euro, in aumento del 5,6% rispetto all’anno precedente: è quanto emerge dal Rapporto sul commercio con l’estero dei prodotti agroalimentari, realizzato dal Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria). Un risultato che arriva in un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche, nuove misure protezionistiche e forte volatilità dei prezzi delle materie prime.
Il Made in Italy sostiene la crescita
A sostenere la crescita è soprattutto il Made in Italy agroalimentare: nel 2025 le esportazioni dei prodotti riconosciuti all’estero come tipici italiani hanno raggiunto i 52,2 miliardi di euro, pari al 72,5% dell’export agroalimentare complessivo e la crescita rispetto al 2024 è stata del 3,7%. Tra le categorie che registrano gli aumenti più significativi figurano i prodotti dolciari a base di cacao, in crescita del 21,4% in valore, il caffè torrefatto (+23,6%), i formaggi (+13,4%), la frutta fresca (+14,6%) e i prodotti da forno (+6,5%). I dati vanno tuttavia letti anche alla luce dell’andamento dei prezzi delle materie prime: per prodotti come cioccolato e caffè, infatti, l’aumento del valore dell’export è influenzato in buona parte dal maggiore costo delle materie prime importate, che si riflette sui prezzi medi dei prodotti venduti all’estero.
Crescono in valore anche le esportazioni di Grana Padano e Parmigiano Reggiano, mentre mostrano una dinamica negativa l’olio extravergine di oliva, le conserve di pomodoro e alcune categorie di vino. Particolarmente significativo il caso dell’olio extravergine: nel 2025 il valore delle esportazioni è diminuito del 17,2%, mentre i volumi aumentano del 18,2%; l’andamento riflette la riduzione dei prezzi internazionali dopo i forti rincari registrati negli anni precedenti, quando la disponibilità mondiale di prodotto era stata particolarmente ridotta.
Il ruolo centrale del Nord Italia
La componente territoriale conferma il ruolo centrale del Nord Italia: Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte hanno concentrano complessivamente oltre il 60% del valore degli scambi agroalimentari italiani, con la Lombardia che mantiene il primato, ma la crescita dell’export interessa comunque quasi tutto il territorio nazionale. Nel 2025 sono aumentate le esportazioni di Piemonte (+9,1%), Lombardia (+8,1%) ed Emilia-Romagna (+9,8%) al Nord; del Lazio (+8,1%) al Centro; di Calabria (+10,2%) e Sicilia (+12,8%) al Sud. Fanno eccezione la Toscana, che ha registrato una contrazione del 7,2% e la Campania, sostanzialmente stabile rispetto al 2024.
L’Unione Europea continua a rappresentare il principale partner commerciale dell’agroalimentare italiano: nel 2025 ha assorbito il 59,5% delle esportazioni. Le vendite italiane verso i Paesi dell’UE sono aumentate dell’8,1%, con risultati particolarmente positivi in Spagna, Paesi Bassi, Polonia e Romania. L’export cresce sia in valore sia in quantità verso quasi tutti i principali mercati di destinazione europei.
Export italiano diminuito negli Stati Uniti
Una dinamica diversa riguarda invece gli Stati Uniti, dove l’export italiano è invece diminuito del 4,2%, scendendo a 7,55 miliardi di euro. La flessione viene imputata, secondo il rapporto, anche al cambiamento della politica commerciale americana e all’aumento dei dazi nella seconda metà del 2025. I cali hanno riguardato soprattutto olio extravergine di oliva, vini DOP, liquori, salse e condimenti. In controtendenza le esportazioni di pasta, acque minerali, caffè torrefatto e prodotti della panetteria.
Per quanto riguarda le importazioni agroalimentari in Italia, nello stesso periodo hanno raggiunto i 72,45 miliardi di euro, con una crescita del 10,1%, determinata sovente dal rincaro sui mercati internazionali di alcune commodities, tra le quali caffè greggio e cacao. In generale, l’agroalimentare italiano ha rafforzato il proprio peso negli scambi commerciali complessivi dell’Italia: rappresenta il 12,2% delle importazioni e l’11,2% delle esportazioni nazionali.
Viviana Bardella – Coordinatore della Consulta della Mediazione merceologica di FIMAA Italia – mediatore in olii di oliva



