Conversione del Dl Sostegni bis - L’allarme di Fimaa, Assomea, Assoprofessional e Ama: “I mediatori creditizi e l’intero indotto rischiano l’estinzione”

La Commissione bilancio della Camera ha approvato un emendamento che consente, in caso di estinzione anticipata del finanziamento, alla banca o all’intermediario finanziario il diritto di chiedere in regresso le provvigioni che erano state corrisposte al mediatore creditizio intervenuto in quella pratica di finanziamento.

Una volta superata l’aula della Camera, il testo passerà in Senato per l’approvazione finale entro il 24 luglio. A rischio migliaia di posti di lavoro.

Roma 12 luglio 2021 - In sede di conversione in legge del decreto sostegni bis (decreto legge n.73/2021) la V Commissione della Camera dei Deputati (bilancio, tesoro e programmazione) ha approvato l’emendamento n.11.068–11.0100 che, una volta superato l’esame dell’Aula della Camera, passerà all’esame del Senato per l’approvazione finale. Il testo dovrà essere convertito in legge entro il 24 luglio. Se confermato anche dall’ultimo passaggio in Senato, il nuovo dettato normativo colpirà gravemente l’intero comparto della mediazione creditizia, rischiando addirittura la sua scomparsa dal mercato.

L’emendamento, infatti, prevede che in caso di estinzione anticipata del finanziamento la banca, o l’intermediario finanziario, abbia diritto di chiedere in regresso le provvigioni che erano state corrisposte al mediatore creditizio intervenuto in quella pratica di finanziamento.

“Non si potrebbe più chiudere un bilancio - afferma Angelo Spiezia coordinatore della consulta mediatori creditizi Fimaa - Federazione italiana mediatori agenti d’affari, aderente a Confcommercio-Imprese per l’Italia -. Tutte le società di mediazione creditizia – continua Spiezia - dovrebbero accantonare somme, per dieci anni, sulle provvigioni percepite per un servizio concluso con successo, soltanto perché ipoteticamente le stesse potrebbero essere restituite alle banche qualora il soggetto finanziato decidesse di estinguere il finanziamento ricevuto”.

In effetti l'attività del mediatore creditizio si sostanzia in una messa in relazione delle parti per la concessione di un credito al consumatore e pertanto l'attività del mediatore creditizio termina con la concessione del credito da parte della banca, e non si comprende francamente quali siano le motivazioni che hanno mosso l'iniziativa legislativa di inserire una norma ad hoc per consentire alle banche, o agli istituti di finanziamento, di ottenere la restituzione di quanto legittimamente è stato percepito dal mediatore creditizio per il lavoro svolto.

“L’entrata in vigore di tale emendamento, se confermato al Senato, sarebbe una grave perdita per i consumatori finali che attraverso i mediatori creditizi ricevono una consulenza personalizzata da operatori specializzati” afferma Carlo Tenconi, presidente di Assomea altra rilevante associazione di mediatori creditizi.

“A fronte della riduzione drastica del numero delle filiali bancarie presenti su tutto il territorio nazionale, i consumatori perderebbero anche il servizio di prossimità garantito dagli stessi mediatori creditizi” aggiunge Eustacchio Allegretti presidente Assoprofessional – Associazione italiana professionisti del credito. 

“L’emendamento approvato si pone in aperto contrasto con i principi sottesi dalla nota sentenza Lexitor, così come recepiti anche dalla nostra recente giurisprudenza andando nel senso diametralmente opposto a quello indicato dai predetti giudici” osserva Giancarlo Cupane, segretario generale Ama – Associazione mediatori e agenti.

Le associazioni Fimaa, Assomea, Assoprofessional e Ama, rappresentative del comparto dei mediatori creditizi, auspicano pertanto che tale inopinato e sconsiderato emendamento non trovi conferma in Senato e che si possa avviare un tavolo di confronto tra tutti i soggetti coinvolti (istituti finanziatori, consumatori e mediatori creditizi) al fine di dare corretta applicazione alle disposizioni normative attualmente vigenti e ai principi sottesi alla nota sentenza Lexitor.

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